CLASSE MAMMALIA
(di seguito la Check-list dell'Oasi)
Gli Zoologi stimano che nel mondo esistano
tra i 3 e i 10 milioni di specie animali conosciute, di cui soltanto gli insetti
arrivano ad essere più di 1.6 milioni e i molluschi più di 50.000
specie. I mammiferi, invece, con circa 5.000 specie, rappresentano, quindi, solo u
na
piccola parte del regno animale.
Si distinguono dagli altri gruppi
animali per una serie di caratteristiche, tra queste:
Nella Classe dei Mammiferi (Mammalia) si distinguono:
I mammiferi monotremi,
ovvero quelli che depongono le uova (ornitorinco ed echidna) e, una volta
schiuse i piccoli vengono allattati.
I mammiferi marsupiali
in cui i piccoli nascono notevolmente prematuri e completano il proprio
accrescimento e differenziamento nutriti dal latte materno all'interno
di una tasca marsupiale sul ventre della madre.
I mammiferi placentati in cui i piccoli vengono nutriti nell'utero della madre attraverso la
placenta e nascono già differenziati.
Tutti i mammiferi hanno fecondazione
interna ma mentre i monotremi sono Ovipari, i
placentati ed i marsupiali sono mammiferi Vivipari.
| ord. INSETTIVORI | |||||
| fam. ERINACEIDI | |||||
1 |
Riccio europeo |
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| fam. SORICIDI | |||||
2 |
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Suncus etruscus | |||
3 |
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4 |
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5 |
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6 |
Rinolofo maggiore | Rinolophus ferrunequinum | |||
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7 |
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| ord. LAGOMORFI | |||||
| fam. LEPORIDI | |||||
8 |
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9 |
Moscardino | Muscardinus avellanarius | |||
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10 |
Arvicola di Savi | Microtus savi | |||
11 |
Topo selvatico collo giallo | Apodemus flavicollis | |||
12 |
Topo selvatico | Apodemus sylvaticus | |||
13 |
Topo domestico | Mus domesticus | |||
14 |
Ratto nero | Rattus rattus | |||
15 |
Ratto delle chiaviche | Rattus norvegicus | |||
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16 |
Istrice | Hystrix cristata | |||
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17 |
Nutria | Myocastor coypus | |||
| ord. CARNIVORI | |||||
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18 |
Volpe | Vulpes vulpes | |||
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19 |
Tasso | Meles meles | |||
20 |
Donnola | Mustela nivalis | |||
21 |
Puzzola | Mustela putorius | (prob) ? | ||
22 |
Faina | Martes foina | |||
| ord. ARTIODATTILI | |||||
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23 |
Cinghiale | Sus scrofa |
APPROFONDIMENTI
PERCHE' E' COSì RARO VEDERE I MAMMIFERI SELVATICI. Senza dubbio questo dipende, almeno per alcune specie, soprattutto dal fatto che sono diventate rare, ma in generale i mammiferi si sono specializzati bene nel nascondersi. Non possono infatti scappare volando via velocemente in caso di pericolo come gli uccelli; quindi, la strategia della maggior parte delle specie, consiste nell'evitare il possibile nemico. Molte confidano nella protezione da parte dell'oscurità e conducono una vita notturna o sono attive nelle ore del crepuscolo mentre passano le ore del giorno nelle loro tane, nidi o rifugi. Altre specie, invece, sono protette dalla colorazione criptica del mantello e si uniformano idealmente all'ambiente circostante, ad esempio il disegno maculato di un piccolo capriolo oppure il pelo color terra della lepre. Alcune specie che vivono in zone molto nevose, come l'ermellino, la lepre alpina e la volpe polare, hanno in inverno un mantello bianco che bene si confonde col paesaggio innevato. La miglior colorazione criptica sarebbe tuttavia inutile se l'animale si tradisse di fronte ad un potenziale predatore con un movimento. Gli animali criptici, perciò, restano immobili o si schiacciano contro il terreno in caso di pericolo; fuggono solo quando il nemico si avvicina troppo, in questo caso si dice che hanno una breve distanza di fuga. Altre specie, invece, fuggono il più tempestivamente possibile appena notano qualcosa di sospetto nel loro ambiente, queste hanno quindi un'elevata distanza di fuga.
COME PASSANO L'INVERNO. La stagione invernale è senza dubbio il periodo più difficile per quasi tutti gli animali, e non meno per i mammiferi. Uno dei problemi è dato proprio dalle basse temperature; infatti i mammiferi, in quanto omeotermi, devono impiegare molta energia per mantenere costante la loro temperatura corporea che è superiore a quella ambientale.
Il problema più grande è però la scarsità di cibo, vi è meno erba per gli erbivori ed in più talvolta è coperta dalla neve; la maggior parte degli insetti allo stadio adulto scompare e questo è un proble ma per gli insettivori; e di conseguenza anche i carnivori trovano meno cibo: scoparendo sia i rettili che gli uccelli migratori che, come vedremo, altri mammiferi.
In questo senso gli animali onnivori sono avantaggiati mangiando un pò di tutto tra quello che trovano.
Per qunato riguarda il freddo: la soluzione adottata dai mammiferi è quella di possedere un mantello folto con un sottopelo impermeabile, un ottima soluzione anche per i posti più gelidi.
La pelliccia dei mammiferi, è di solito composta da due tipi di pelo diversi. Uno è sottile e forma uno strato denso che serve ad isolare l'animale e gioca così un ruolo fondamentale nel mantenere costante la temperatura del corpo dell'animale, l'altro è di difesa e si trova sopra lo strato isolante; è lo strato che determina il colore della pelliccia.
Gli animali dell'Artide sono muniti di una folta pelliccia per tutto l'anno (bue muschiato, orso polare), mentre gli abiatanti delle zone temperate, caratterizzate dall'alternanza delle stagioni, hanno un fitto manto invernale che li aiuta a superare il periodo più freddo ed in primavera cambiano il pelo adottandone uno meno folto per la stagione calda.
L'assenza di pelo rende la situazione più complicata per i mammiferi acquatici, li protegge perciò uno spesso strato di grasso sotto la pelle (Cetacei e Pinnipedi), in altri casi, animali che non vivono costantemente in acqua, ingrassano il loro pelo con una secrezione oleosa in modo che questo diventi impermeabile e non si bagni neanche con una lunga nuotata (lontra, castoro). In questa maniera riescono a proteggersi bene dal freddo ed a nuotare con efficienza nonostante i peli.
Molti mammiferi trascorrono il periodo freddo per la maggior parte nella loro tana.
Il motivo principale è la scarsità del cibo, pensiamo ad esempio ad un riccio che si nutre principalmente di insetti; questi vengono quasi completamente a mancare durante l'inverno.
Protetti anche dal freddo gli animali restano nella loro tana risparmiando energia e restano attivi il meno possibile consumando il pannicolo adiposo (grasso) accumulato in estate o le provviste raccolte durante la bella stagione.
Viene chiamato: Riposo Invernale quando l'animale dorme quasi continuamente in un giaciglio protetto (orso, tasso, scoiattolo).
Si parla invece di Letargo, quando il battito cardiaco, la respirazione e la temperatura corporea scendono ad un livello minimo e l'animale vive per così dire "al risparmio", vi è un vero e proprio
rallentamento di tutte le funzioni vitali (ghiro, marmotta, Chirotteri).
Altri mammiferi, invece, compiono delle Migrazioni prima che arrivi l'inverno, spostandosi in zone magari non coperte dalla neve dove possono trovare del cibo. Si tratta sia di migrazioni latitudinali, ad esempio le renne in autunno si spostano dalla tundra alla taiga, più a sud, sia di migrazioni altitudinali, come il camoscio che scende a valle in inverno.
COME MANGIANO. I mammiferi si nutrono di diversi tipi di cibo e questo si riflette in adattamenti e specializzazioni del sistema digerente.
La lingua, che è un muscolo, si è modificata nei mammiferi in molti modi diversi. Nei carnivori la superficie ha delle papille callose e viene usata come una raspa, per staccare la carne rimasta attaccata alle ossa; inoltre la lingua viene usata per bere. Molti ungulati utilizzano la lingua per strappare la vegetazione di cui si nutrono, alcuni mammiferi invece la usano per pulirsi il pelo.
Il numero e la forma dei denti sono diversi di specie in specie e rappresentano un importante aiuto per l'identificazione dei mammiferi. I giovani animali di questa classe sviluppano una serie incompleta di denti da latte che sono sostituiti in seguito da una serie permanente.
Si riconoscono quattro tipi di denti: gli incisivi, i canini, i premolari e i molari ( che appaiono solo nella serie di denti permanente). La proporzione e la dimensione di ogni tipo di dente cambia a seconda dell'alimentazione: i molari sono più importanti per un erbivoro, i canini per un carnivoro come il lupo
...
Il numero massimo di denti nei placentati è 44, ma nelle varie specie il numero differisce in base al tipo di alimentazione. Nei ruminanti, ad esempio, gli incisivi superiori mancano e nei felini il numero di molari e premolari è ridotto. Nei mammiferi predatori di pesci, ad esempio le foche, i denti non sono ben differenziati tra loro. Questo aspetto è evidenziato maggiormente nei delfini, che possono arrivare ad avere anche 250 denti. Le balene hanno dei denti embrionali che non fuoriescono dalle gengive e possiedono, invece, delle strutture cornee (i fanoni) che scendono dal palato e fungono da filtri per il plancton di cui si nutrono. Il narvalo, sempre un cetaceo, ha solo due denti, ovvero due canini di cui uno, nei maschi, si sviluppa per diventare una zanna che arriva a misurare anche un metro di lunghezza.
Anche lo stomaco dei mammiferi si è adattato ai vari tipi di alimentazione. Quello più complesso è sicuramente quello dei ruminanti, è infatti formato da quattro "stomaci" in cui il cibo passa in differenti momenti della digestione. Il cibo entra prima nel rumine, poi nel reticolo, in seguito nell'omaso e infine nell'abomaso. Queste diverse parti servono per poter digerire il materiale vegetale che ha bisogno di un trattamento molto lungo. Sebbene molti mammiferi dipendano completamente dalle piante come fonte di cibo, nessuno di questi può produrre l'enzima che permette di digerire la cellulosa. Negli erbivori , quindi, la digestione avviene grazie alla simbiosi con batteri e altri microrganismi che sono in grado di produrre questo enzima. Nei ruminanti questi batteri si trovano nel primo compartimento dello stomaco, in altri erbivori (ad esempio i cavalli) il lungo intestino funge da camera di fermentazione e i carboidrati che provengono dalla scissione della cellulosa sono assorbiti dalle pareti intestinali.
Anche animali che si nutrono di pesci come i delfini hanno lo stomaco diviso in due parti e questo perché essi ingoiano la preda intera e nella prima parte il cibo viene tritato dai muscoli grazie all'aiuto di sabbia e sassi che questi animali ingoiano.
COME CAMMINANO. Nel corso del loro sviluppo filogenetico i Mammiferi, grazie anche al loro essere omeotermi, si sono adattati a tutti gli habitat e si sono specializzati nelle maniere più varie; ciò si manifesta nelle palesi differenze della struttura e della forma del corpo.
Le estremità originarie degli arti a cinque raggi, hanno subito le trasformazioni più sorprendenti. Nei pipistrelli sono diventate ali, nei pinnipedi (foche, otarie e trichechi) pinne, nella talpa pic
cole e forti pale. I buoni nuotatori, come il castoro e la lontra, hanno sviluppato delle membrane tra le dita (zampe palmate) e gli arti lunghi e slanciati e gli zoccoli duri fanno degli ungulati (cervi, bovini, cavalli, ecc.) corridori veloci e resistenti.
In generale, i mammiferi possono essere divisi in 3 categorie in base a come camminano, o meglio a seconda della parte del piede che viene appoggiata sul terreno nella deambulazione:
1) I PLANTIGRADI (orsi, insettivori, primati) in cui viene appoggiata tutta la pianta del piede o anche solo la parte anteriore (genetta).
2) I DIGITIGRADI (felidi, canidi) in cui viene appoggiata solo la parte anteriore della pianta del piede.
3) Gli UNGULIGRADI (ungulati) in cui viene poggiata solo la parte terminale delle dita . Tra gli ungulati si distinguono ancora i perissodattili (cavallo) e gli artiodattili (cervi, bovini, ecc.).
La storia evolutiva:
Il mammifero ancestrale possedeva 5 dita per ogni arto, ma in risposta a differenti stili di vita e ambienti queste 5 dita o parti di esse si sono modificate in vari modi, per esempio diventando pinne o zoccoli. In alcuni casi il numero delle dita si è ridotto: ad esempio nello zoccolo del cavallo, in cui tutte le dita tranne il terzo sono scomparse e quello rimasto ha sviluppato un'unghia molto spessa e dura (appunto lo zoccolo) che rappresenta un adattamento ottimale per correre sul suolo duro delle steppe. I cavalli fanno parte dell'ordine degli ungulati, che si divide in perissodattili e artiodattili in cui la struttura dell'arto è molto diversa.
Infatti nei perissodattili l'asse dell'arto ( quindi la distribuzione del peso) passa per il terzo dito che è, quindi, il più forte ed il primo dito manca sempre. Inoltre negli arti anteriori possono esserci 4,3 o 1 dito solamente, mentre in quelli posteriori 3 o 1 secondo le specie. Ad esempio, i tapiri, che vivono su un substrato morbido, hanno mantenuto il numero massimo di dita .
Negli artiodattili,invece, l'asse dell'arto passa tra il terzo e quarto dito che sono molto forti ed hanno sviluppato ognuno un piccolo zoccolo; in alcuni casi il secondo e quarto dito, che hanno sviluppato anche loro un piccolo zoccolo, possono toccare a terra: ad esempio i maiali camminano utilizzando tutti e quattro gli zoccoli, invece i cervi usano solo il terzo e il quarto. Nei cammelli e nelle giraffe il secondo e quarto dito sono scomparsi.
Le zampe anteriori della talpa si sono adattate alla vita sottoterra; hanno infatti perso completamente la funzione di sorreggere l'animale e si sono trasformate in strutture a forma di spatola per scavare. Quando la talpa si muove il suo peso è sostenuto, oltre che dalle zampe posteriori, dal primo dito delle zampe anteriori.
... ALLA CONQUISTA DELL'ACQUA!
I mammiferi si sono adattati anche alla vita sott'acqua. Un adattamento per aiutare nel nuoto è rappresentato da una fila di peli rigidi che si estende dalla superficie delle zampe posteriori oppure intorno alla coda, ad esempio nel toporagno d'acqua. Un altro adattamento sono le zampe palmate, solo quelle posteriori nella nutria e nel castoro, entrambe nella lontra.
Gli adattamenti più specifici alla vita acquatica tra i mammiferi si vedono, però, in quelli marini: foche, delfini, balene, ecc. Nei pinnipedi (foche, otarie, trichechi) gli arti si sono trasformati in strutture che assomigliano a pinne. Le otarie e i trichechi possono ancora utilizzare gli arti per spostarsi perché hanno mantenuto la funzione di supporto del peso sulla terraferma, invece nelle foche le zampe posteriori hanno completamente perso questa funzione e servono solo per nuotare, i loro arti anteriori sono molto ridotti e quindi le foche si spostano sulla terraferma strisciando.
I cetacei (balene, delfini) sono ancora più specializzati, infatti non abbandonano mai l'acqua. I loro arti anteriori sono modificati e accorciati e ricordano le pinne dei pesci, quelli posteriori sono scomparsi.
... ALLA CONQUISTA DELL'ARIA!
I mammiferi hanno conquistato anche l'aria, sia volando attivamente che passivamente. Lo scoiattolo volante ha una doppia membrana coperta di pelo ai lati del corpo che agisce, stendendo le zampe, da "paracadute" e permette un volo planato anche per diverse decine di metri. I pipistrelli, invece, possono volare attivamente. Infatti le loro zampe anteriori sono trasformate in ali membranose che sono supportate da ossa del braccio e dalle dita allungate ( con l'eccezione del pollice ). La superficie delle ali consiste in una sottile membrana doppia, in genere non coperta da peli, che connette il corpo agli arti e , generalmente, anche alla coda. Nei pipistrelli del Sud America le zampe posteriori vengono utilizzate per spostarsi e per appendersi agli alberi, i pipistrelli europei, invece, utilizzano le zampe posteriori solo per appendersi. Naturalmente nei pipistrelli si sono sviluppati degli speciali muscoli per il volo e quindi, come negli uccelli, si è sviluppato una cresta ossea sullo sterno dove si inseriscono questi muscoli.
PASSO DOPO PASSO ...
Per quanto riguarda l'andatura, la più comune è quella alternata in cui si muovono insieme una zampa anteriore e quella opposta posteriore. Alcuni mammiferi tipici di spazi aperti come deserti e steppe hanno sviluppato un'andatura in cui le zampe dello stesso lato del corpo si muovono contemporaneamente, per esempio i cammelli.
In alcune specie di specie di mammiferi gli animali possono muoversi per corti periodi su due zampe, quelle posteriori; questo tipo di locomozione raggiunge il massimo della specializzazione nell'uomo, ma alcuni animali la utilizzano quando devono spostarsi velocemente, ad esempio il canguro.